Futuro Del Cibo

cibo ottimo e abbondante.L’obiettivo della provocazione, ri-pensare il futuro, slogan delle manifestazioni che animeranno quest’anno Aarhus e la regione danese del Mid-Jutland come European Capital of Culture and European Region of Gastronomy. La cena comincia all’aperto giocando nella contrapposizione fra calorie sintetiche e insapori, e tamales cucinati sotto la brace in modo tribale. Poi lo chef Sioux Sean Sherman, dal Minneasota, offre cibo selvatico, facendo come per secoli ha fatto il suo popolo. In una terra ricca, i nativi americani non hanno mai allevato o coltivato, vivendo in pace con la natura e ricevendo da essa tutto ciò che avevano bisogno, come in un giardino dell’Eden. Ogni portata viene pensata e cucinata da uno chef, e servita in un diverso set, allestito per l’occasione. Proteine animali derivate dagli insetti, fonte di nutrienti altamente sostenibile. Ecco cosa potremmo finire per mangiare in un futuro in cui vacche, maiali e polli sono diventati specie protette e non c’è più terra per allevarli. Se state pensando a bocconcini formato caramella che contengono tutto quello di cui abbiamo bisogno vi state sbagliando di grosso, perché il cibo del futuro sarà privo di grassi e glutine e sarà molto sano. La nuova tendenza ovviamente arriva da New York e preparatevi a polpette, torte e frullati di benessere. Avete presente Dustin Hoffman nel “Laureato” quando gli dicono che il futuro è nella plastica? Bene, noi abbiamo fatto la stessa espressione quando in un articolo abbiamo letto che il futuro è nel cocco. La cosa più strana però è che sono gli americani, ovvero gli inventori del cibo spazzatura, a “dettar legge”. Il cocco rappresenta un ingrediente risolutivo in quanto la soia è piena di ormoni e il latte “fa malissimo”. Passeggiando per le strade della Grande Mela potrete sorseggiare uno smoothie al cavolo nero (che gli americani chiamano “kale”) e acqua di cocco. Alcune versioni prevedono l’aggiunta di banana.

Come Mangiare Sano

Chi eccede nel consumo di caffè sviluppa una tolleranza agli alcaloidi contenuti in questa bevanda, come accade con i farmaci. Per questo motivo, chi beve più di due tazze di caffè al giorno non sperimenta gli stessi effetti di chi non è abituato a bere questa bevanda. Se la persona oltre a bere caffè fuma, non fa attività fisica, mangia cibo spazzatura ed ha uno stile di vita sedentario, è molto probabile che risenta degli effetti collaterali non solo del caffè, ma dell’accumulo di fattori di rischio. Vale la pena specificare che chi è affetto da anemia o segue una dieta vegetariana o vegana non deve esagerare con il consumo di caffè perché, come il tè, interviene nel processo di assorbimento del ferro. Altri alimenti che provocano lo stesso effetto sono la cioccolata e le bibite gassate come la cola. Il caffè, inoltre, può diminuire l’assorbimento del calcio, quindi è sconsigliato alle persone con osteoporosi o che hanno problemi alle ossa e ai denti. Pensate di essere dipendenti dal caffè e spesso sentite la necessità di berne di più per restare svegli e attivi?

E quando abbiamo una fame da lupo, ogni controllo salta, giustamente. L’obiettivo qui è arrivare al pasto senza avere eccessiva fame e questo bisogna sicuramente modularlo nell’arco della giornata attraverso l’utilizzo degli spuntini. Il mondo è pieno di tentazioni e questo è particolarmente vero quando abbiamo molta fame. Non ci si può fare niente. Anche in questo caso non è questione di forza di volontà ma di programmare strategicamente l’alimentazione in modo che sia sana e corretta. Ai miei pazienti insegno proprio questo ed in tanti anni di attività nessuno di essi ha mai lamentato di avere fame durante uno dei miei percorsi nutrizionali. Adesso vediamo l’ultimo aspetto. E’ una delle regole per mangiare sano in assoluto più importante, quindi fai molta attenzione. Si tratta di imparare a costruire un “monopiatto” o “piatto unico” per il pranzo e la cena. Ti insegno come farlo. Guarda questa immagine: puoi vedere come possiamo costruire un piatto sano e bilanciato. Quindi le verdure devono rappresentare il 50% del nostro piatto. L’altra parte, quella a sinistra, viene divisa in due parti uguali.

Oggi ti voglio parlare di come mangiare sano e corretto, di cosa vuol dire e di come farlo seguendo alcune semplici regole. Mangiare sano e corretto: questione di forza di volontà? Molte persone quando si rivolgono a me per avere un aiuto mi dicono che il loro problema è la mancanza di forza di volontà nel portare avanti un piano alimentare o dei cambiamenti nella loro alimentazione. Si pone quindi un problema piuttosto importante: cambiare abitudini alimentari per mangiare in modo sano e corretto è una questione di forza di volontà? Voglio darti una buona notizia: la risposta è NO. Ci tengo a porre l’accento sul fatto che non si tratta di un problema di forza di volontà. Ci sono infatti molti aspetti che non vengono considerati e che si basano sulla programmazione dell’alimentazione. Ovvero se noi riusciamo a programmare la nostra alimentazione, cioè a stabilire a priori le regole della nostra alimentazione, sarà molto più semplice riuscire ad applicare i consigli giusti che ci permetteranno di cambiare le abitudini alimentari errate.

  1. Una porzione di pasta
  2. Cucchiaini di peperoncino in polvere (o più se volete)
  3. Tagliate 20-30 tranci dall’aringa
  4. ALIMENTI DA EVITARE
  5. MANGIA LA GIUSTA QUANTITA’
  6. Grosse cipolle bianche
  7. Due o tre biscotti in un contenitore piccolo monodose
  8. Le bevande zuccherate;

Ci si sta preparando da anni lo chef canadese Thémis, che ha cucinato per l’occasione una sofisticata bisque di grilli e pane proteico alle larve. Viene servita agli ospiti scettici di questo futuro immaginario, e in pochi accettano la sfida culinaria sapendo cosa c’è nel piatto. Nel mentre un gruppo di comparse si accalca in cerca di cibo: la cena non è solo un’esperienza gastronomica ma una performance teatrale. Da una portata all’altra, da un allestimento al successivo, senza più acqua, aria e terra a disposizione, il cibo del futuro diventa puro carburante, da bere da una siringa e contenente di un sorso tutto il nutrimento necessario. Oppure una tortilla ipoallergenica preparata in laboratorio, da accompagnare ad una “vera” sangria a base di cola in una mensa gestita come un ospedale, dove il momento del pasto è vissuto in solitudine, asettico come un’operazione chirurgica, meccanico, senza sapore. La tavola è il luogo della convivialità: facile dirlo quando il cibo abbonda. Nel futuro distopico immaginato dal The Catastrophic Meal vige la legge del più forte. All’aperitivo alcuni fortunati ricevono porzioni più abbondanti di altri, c’è chi si mangia tutto, in pochi condividono con i vicini. The Catastrophic Meal comincia sembrando una cena-evento, e si conclude insegnando qualcosa in più di un nuovo sapore. L’esperienza gastronomica diventa il pretesto per far scaturire una presa di coscienza sul senso della condivisione, la strada per cambiare il mondo e vivere un presente migliore e un futuro utopico.

Una valida alternativa potrebbe essere rappresentata proprio dagli insetti. Nel 1885 Vincent M. Holt, convinto entomofago inglese, scrive un libro dal titolo molto provocatorio “Why not eat insects? Novel Foods”, alimenti commestibili. L’autore argomenta in modo assolutamente logico il suo punto di vista tentando di demolire i pregiudizi contro questo tipo di alimento. La FAO stima che, nel mondo, siano attualmente più di due miliardi le persone che consumano insetti (Fao 2013 “Edible Insect, future prospects for food and feed security”). Quest’abitudine si riscontra, obiettivamente, maggiormente all’interno di situazioni rurali, nelle quali l’ambiente in cui le popolazioni vivono non offre molte risorse, come in Africa, Sud-America e Asia. Ma questa è la solo una parte di realtà. Infatti uno dei pregiudizi più comuni è pensare che coloro che consumano insetti lo fanno solo per necessità o mancanza di cibo. Non tutti sanno, poi, che in varie regioni italiane esistono formaggi, la cui commercializzazione è oggi vietata, colonizzati da insetti. Il più noto (ma non l’unico) è il “casu marzu” della Sardegna che viene lasciato colonizzare dalle larve di una mosca (Piophilia casei).

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