I Libri Digitali Sono

In primo luogo è possibile portare con sé centinaia e centinaia di testi senza raggiungere pesi notevoli: basti pensare che un solo gigabyte di memoria è in grado di contenere oltre cinquecento libri. Utilizzare un tablet permette anche di creare una propria libreria personale, dividendo i libri in categorie e posizionandoli sugli appositi scaffali. I libri resteranno sempre al loro posto e soprattutto saranno sempre a portata di tap. Gli eBook, a differenza dei libri cartacei, possono offrire contenuti interattivi. I concetti più complessi dell’argomento di studio possono essere spiegati attraverso un’animazione, lo studente può approfondire il contenuto del testo didattico visitando i link proposti e può acquistare in pochi secondi altri libri, didattici e non, collegati all’argomento. Parlando di tablet si tende quasi sempre a pensare all’iPad, gioiellino della Apple che ha conquistato milioni e milioni di persone in tutto il mondo. In realtà l’iPad non è il tablet più adatto alla lettura perché, proprio come accade con un normale computer, leggere su uno schermo retroilluminato causa affaticamento degli occhi e alla lunga la vista ne risente. Il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) è il documento di indirizzo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per il lancio di una strategia complessiva di innovazione della scuola italiana per un nuovo posizionamento del suo sistema educativo nell’era digitale. E’ un pilastro fondamentale della Legge 107/2015 che persegue l’innovazione del sistema scolastico e le opportunità dell’educazione digitale. ACCESSO: favorire l’accesso e la connessione attraverso fibra ottica, connettività e cablaggio interno delle scuole. SPAZI E AMBIENTI PER L’APPRENDIMENTO: coniugare la crescente disponibilità di tecnologie a competenze abilitanti. Creare ambienti di apprendimento che facilitino apprendimenti attivi e laboratoriali. Sviluppare nuovi modelli di interazione didattica che utilizzino la tecnologia. IDENTITA’ DIGITALE: dare un profilo digitale ad ogni persona della scuola. DIGITALE, IMPRENDITORIALITA’ E LAVORO: sviluppo delle competenze trasversali: problem solving, pensiero laterale e capacità di apprendere. FORMAZIONE DEL PERSONALE: centrata sull’innovazione didattica, tenendo conto delle tecnologie digitali come sostegno per la realizzazione di nuovi paradigmi educativi e la progettazione operativa delle attività. L’obiettivo è quello di passare da una scuola della trasmissione a quella dell’apprendimento. ACCOMPAGNAMENTO: si attua attraverso la nomina di un ANIMATORE DIGITALE in ogni Istituto, la formazione interna, il coinvolgimento della comunità scolastica, la creazione di soluzioni innovative. L’Animatore Digitale : prof. ssa Tosco Angela. Il Team per l’Innovazione Digitale : ins. Di Dato Nunzia, prof.ssa Novi Tiziana, ins. Questionario per la rilevazione dei bisogni formativi in ambito digitale. Si comunica che in data 17/03/2017 si terrà l’ incontro sul tema “E-DUCAZIONE AI TEMPI DI INTERNET” dalle ore 8:30 alle ore 10:30 presso I.C. De Lauzieres sede Via Salute. Per maggiori informazioni si rimanda alla pagina comunicazioni e/o famiglie.

Solo due anni fa – ha osservato Fedeli – la scuola vedeva solo le briciole degli investimenti in innovazione e un rapporto Ocse raccontava un’Italia indietro di 15 anni in fatto di digitalizzazione”. Una grossa fetta di questo divario è ora sta colmata con coraggio e determinazione. Ma il lavoro non è finito”. In generale, “abbiamo bisogno di sostenere finanziariamente maggior velocità, qualità e strumenti”. L’educazione, la formazione, non è un settore – ha osservato la ministra – ma la premessa indispensabile a tutte le politiche, è la risposta alle criticità e alla crisi, perché allinea la domanda con l’offerta di competenze. Se non innoviamo la scuola, le politiche innovative per aziende non avranno gambe. Senza una scuola moderna la crescita culturale del paese rimane congelata e rischia un arretramento. Le scelte sulla scuola digitale – ha concluso – rendono inoltre il paese più attrattivo per gli studenti e gli investitori esteri”. Nel corso della mattinata sono stati presentati alcuni dei primi dati emersi dalle rilevazioni in corso dell’Osservatorio scuola Digitale. Dal primo di gennaio 2015 l’Iva sui libri digitali (cioè: sulla concessione di licenze per la lettura) passerà dal 22 al 4%. L’Associazione italiana degli editori, a quanto pare, ha vinto la sua battaglia. Iva al 4% (0,33 euro) e otteniamo un nuovo prezzo (8,53 euro), che garantisce all’editore l’identico guadagno. In altre parole: il prezzo di vendita dei libri digitali (delle licenze per leggerli) potrebbe diminuire del 14,7% senza nessuna perdita per gli editori. Se accadrà, i quarantamila (dice l’Aie, che sono quarantamila) che ci hanno messa la faccia (e il pollicione) potranno sostenere di essersi mobilitati per un loro vantaggio: per avere la stessa cosa (gli stessi libri) a un miglior prezzo. Se non accadrà, quegli stessi quarantamila dovranno ammettere di essersi mobilitati per il vantaggio degli editori (aumentare il profitto senza dover aumentare il prezzo: una pacchia, in questi tempi di scarsissima liquidità). D’altra parte, la diminuzione dei prezzi dei libri digitali grazie alla diminuzione dell’Iva non è un impegno preso dall’Associazione italiana degli editori: è una voce che è stata lasciata circolare. Se fossi frate Indovino, prevederei questo: i prezzi resteranno uguali per un po’ (salvo aumentare in futuro); gli editori sosterranno che grazie al maggior margine di profitto potranno fare libri migliori. Ovviamente ci credono tutti. Se fossi Giulio Mozzi, come sono e fui, proporrei agli editori: proviamo a creare un doppio mercato dei libri digitali. Se compero una semplice licenza di lettura, pago poco. Se invece compero proprio il libro (e quindi posso stamparmelo, prestarlo, regalarlo, lasciarlo in donazione alla biblioteca del quartiere…), pago di più. Ovvero: un prezzo per libri digitali con Drm, un prezzo per libri digitali senza Drm. Vuoi condividere alla svelta? This entry was posted on 26 dicembre 2014 at 17:11 and is filed under Industria culturale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.

libri by gennaro coretti, royalty free stockPer il momento in Italia c’è, ma solo sulla carta. AGI, che ad agosto hanno chiesto al ministero dell’Istruzione di poter accedere ai dati riguardanti il Piano Nazionale Scuola Digitale, usando lo strumento del FOIA (Freedom Of Information Act). Lo stato dell’arte che viene fuori è sconfortante. AGI nel suo lavoro. I dati sono stati poi verificati attraverso un questionario sottoposto a tutti i dirigenti scolastici italiani. La rilevazione escludeva le scuole d’infanzia, le scuole ospedaliere e quelle carcerarie. Purtroppo però la risposta è stata bassa e in media l’AGI ha ricevuto risposte solo da una scuola su tre. Come detto, visto che la figura è prevista per legge, tutti gli istituti scolastici italiani hanno provveduto a nominarne una, affidando l’incarico di animatore digitale a uno degli insegnanti dell’istituto. Il compito di questa figura sarebbe di occuparsi della formazione interna dei docenti e delle attività di coinvolgimento della comunità scolastica in progetti innovativi, individuando anche soluzioni sia metodologiche che tecnologiche creative e sostenibili. Purtroppo però i 1000 euro l’anno (già inadeguati) previsti nel 2015 per ogni scuola per sostenere l’impegno dell’animatore digitale non sono stati mai distribuiti, per cui, se questa figura ha lavorato, l’ha fatto senza alcun fondo aggiuntivo.

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